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La Ciociaria Volsca è una terra di transumanze e punto
strategico di collegamento con il Sud attraverso la via Latina, terra
ricca di storia e natura, di grandi potenzialità, di preziose
testimonianze archeologiche tutte da scoprire, come dimostrano i recenti
successi dell’ area archeologica di Castro dei Volsci. Abitata
anticamente dal popolo dei Volsci, “ferocior ad rebellandum quam
bellandum gens”, così ricordato dallo storico Tito Livio a testimonianza
della loro tenacia militare, poi conquistata dai Romani, la cui presenza
è testimoniata in molti centri. Rimane ancora poco conosciuta la
preistoria e la protostoria di questo territorio, che si sviluppò
completamente nel Medioevo, quando le varie comunità furono infeudate
fino al 1816, anno in cui la feudalità fu abolita da Pio VII. Sorsero
allora i Castra Fortificati sulle alture per un efficace controllo ed
una più facile difesa. Questo passato è ancora evidente nei centri
storici, sviluppatisi intorno al Castello , al palazzo padronale, alla
rocca fortificata, in cerchi concentrici o a raggiera, circondati da
alte mura e porte di accesso. E i Ciociari vissero i saccheggi, gli
incendi nelle incursioni dei Longobardi, dei Saraceni, nei conflitti tra
Papato e Impero, nelle lotte interne delle grandi famiglie dei Conti di
Ceccano, dei Colonna o degli Annibaldi per il controllo dei feudi,
protagonista delle vicende dello Stato di cui faceva parte: Lo Stato
Pontificio.
I VOLSCI
furono i primi abitanti storici di questa area della Ciociaria, se si
escludono i Casci “venerandi”, citati da Varrone, tuttora considerati
leggendari o rozzi cavalieri delle steppe, nonostante avessero forme
primordiali di culto civile e funerario, passate poi ai Romani nello jus
pontificum e nelle caerimoniae sepulcrorum.. Agli inizi del V sec. a.C.
li troviamo tra Formia e Velletri, tra il Tirreno e il Fiume Sacco,
discesi dalla regione di Rieti, “quelli degli oppida” , come indica il
loro nome di origine accadica, erano un popolo organizzato con capitale
a Terracina-Anxur, sconfitti dopo aspre e sanguinose battaglie dai
ROMANI, si amalgamarono con questo. Musei: Museo civico di Alatri,
sezione archeologica: preistoria e protostoria; Museo Bonifaciano e
Pontificio Collegio Leoniano di Anagni: reperti archeologici; Museo
dell’ Alta Valle dell’ Aniene di Trevi nel Lazio: sezione archeologica;
Museo archeologico di Veroli presso l’ Abbazia di Casamari: reperti di
epoca romana Dalla caduta dell’ impero romano alle invasioni barbariche,
alla formazione dei feudi, alle lotte tra grandi famiglie, come i
Cajetani, gli Orsini, i Colonna, i Borgia, i Teofilatto. Per chi ama i
borghi medioevali, i castelli e le fortificazioni trova nell’ alta
Ciociaria esempi di borghi medioevali, di mura possenti, di liberi
comuni, di imponenti castelli e rocche, di palazzi papali e principeschi
in un percorso ricco di storia e di arte.
CITTA’
VOLSCE: Castro dei
Volsci (le mura ciclopiche, di cui si conservano i resti in località
Monte Nero, furono probabilmente opera dei Volsci); Ceccano, Municipium
di Fabrateria Vetus sotto Roma, poi Ceccano; Ceprano, forse l’ antica
volsca Fregellae, occupata nel 327 a.C. dai Romani che la rasero al
suolo nel 125 a.C.; Frosinone, l’antica Frusino, il cui toponimo “terra
irrorata dai fiumi” rivela una antichissima origine preromana.
ZONE
ARCHEOLOGICHE: Castro
dei Volsci (23 mila mq. acquistati e recintati dal Comune in zona il
“Casale”, Villa Romana con impianto termale di epoca repubblicana e
Necropoli del VI sec. d.C.); Ceccano (vestigia di epoca volsca e romana:
acquedotto, terme di Antonino Pio, Tempio di Faustina Maggiore);
Frosinone (Scavi archeologici “Antica Frusino”); Giuliano di Roma
(reperti di mura poligonali e romani); Pofi (manufatti paleolitici e
resti fossili di mammiferi, cisterna e ponte romano); Ripi (area
archeologica S.Silvestro); Supino
(Scavi archeologici di villa romana con terme);
MUSEI:
Museo Civico Archeologico a Castro dei Volsci; Museo Civico Archeologico
di Fregellae a Ceprano; Raccolta Archeologica presso la Chiesa di S.
Giovanni Battista a Ceccano ( collezione donata conte Parignani-Gizzi,)
Museo archeologico comunale (reperti preistorici e romani provenienti
dal frusinate) a Frosinone; Museo Preistorico con resti dell’ Homo
Erectus a Pofi; Museo Civico Archeologico a Ripi.
I centri anche piccoli hanno vissuto il feudalesimo
nei loro castelli e fortezze, cinte da mura e testimoni di un grande
passato.
Amaseno: feudo dei Colonna, interessanti il
Centro storico, la cinta muraria, rafforzata da torri-case e il Castello
di Giovanna II di Napoli. Arnara: vecchio feudo longobardo,
occupato da re Astolfo che vi costruì la Torre nel 756 d.C:, poi feudo
dei Conti di Ceccano, poi dei Colonna; rimangono resti di un castello
dell’ XI sec. Castro dei Volsci: Borgo medioevale e Rocca dei
Colonna. Ceccano: devastata dai Longobardi, fu ricostruita e
divenne potente come feudo dei conti di Ceccano, che passò poi agli
Annibaldi e poi ai Colonna, da vedere il Castello baronale, la Rocca e
il centro storico. A Ceprano Federico II fu assolto dalla
scomunica nel 1230 e Manfredi venne a fare atto di sottomissione al
papa. Giuliano di Roma, anche se devastata nel 1125 dalle truppe
papaline e nel 1165 da Federico Barbarossa, nel centro storico “La
Giudea” ha mantenuto intatto la fisionomia medioevale. Morolo nel
nucleo abitativo più antico conserva i Ruderi del Castello Medioevale
dei Principi Colonna. Patrica: Palazzo Colonna, Palazzo Moretti,
Palazzo Spezza, Resti della Cittadella. Pofi: la Torre
pentagonale, attuale sede municipale, la Torre civica o dell’ orologio e
l’ interessante nucleo storico testimoniano l’ antico passato di
fortezza. Supino: interessanti Portali medioevali, ad arco acuto
o rotondi. Vallecorsa: strutture medioevali d’ interesse
architettonico, come la Porta Missoria, con gli scaluni e il Borgo.
Villa S. Stefano: postisi sotto la protezione dei Conti di Ceccano
per difendersi dalle continue incursioni i cittadini ebbero nel XII
secolo una cinta muraria ed un Torrione, conosciuto con il nome di Torre
del Re Metabo, l’ antico re dei Volsci.
Tutti i centri di questa area - profondamente legati alla Chiesa e allo
Stato Pontificio - conservano grandi tradizioni religiose ed un
ricchissimo patrimonio artistico – religioso, scarsamente valorizzato e
conosciuto, che non ha niente da invidiare ad altre Regioni Storiche.
AMASENO CHIESA COLLEGIATA DI SANTA MARIA - Splendido esempio di
architettura religiosa, il Campanile del sec. IX, robusto e semplice nel
suo stile protoromantico, rimane isolato davanti alla facciata della
Chiesa in stile gotico-borgognone; notevole per la sua eleganza il
pulpito del XIII sec.; affreschi iconografici e decorativi che vanno dal
XII al XVII sec. Ogni anno il 10 agosto si ripete dal 1600 il miracolo
della Liquefazione del Sangue di S. Lorenzo, la cui passione è tra le
più note della storia. CASTRO DEI VOLSCI - DEVOZIONE AI SANTI - S.
OLIVA, protettrice del paese, che salvò miracolosamente Castro dai
bombardamenti a tappeto americani; la chiesa conserva le reliquie della
santa e le ossa di S. Giustino. S. NICOLA, a cui è dedicata una Badia
con dipinti del XII secolo, costruita a ringraziamento del miracolo
delle “uova d’oro” da lui effettuato per lenire la povertà. S. SOSIO,
invocato per i dolori articolari curabili con l’olio delle lampade
ardenti davanti alla sua statua lignea. CECCANO – CHIESA DI S. MARIA DE
FLUMINE-XII SEC. Costruita sulla sponda sinistra del fiume Sacco, in
prossimità della Villa di Antonino Pio, utilizzando i materiali tratto
dagli antichi edifici romani adiacenti. Distrutta completamente dai
bombardamenti dell’ ultima guerra, fu immediatamente ricostruita con lo
stesso materiale e uguale assettto. CEPRANO -CHIESA DI S. ANTONIO -
CONVENTO- XVI SEC. FROSINONE–SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE
proclamata “Patrona dei condannati a morte”, con annesso il Convento
degli Agostiniani Scalzi che funzionò come Lazzaretto nelle epidemie di
colera del 1817 e 1837; celebre per il miracolo ripetutosi più volte dal
1675 del viso della Vergine che si imperlava di sudore e prendeva
colore. S.GIULIANO DI ROMA – CHIESA DI S. BIAGIO PROTETTORE la
costruzione dell’ edificio si ritiene risalga addirittura al VI secolo,
contiene due reliquie del santo: una microscopica consistente in un
frammento di osso e l’ altra (metà cranio) donata dalla Chiesa di
Patrica per supplire alla prima. MOROLO – CHIESA COLLEGIATA DI SANTA
MARIA ASSUNTA Grandiosa e solenne, costruita nel 1642, ricca di
affreschi, imponente la scalinata, i due campanili laterali , la porta
bronzea e la statua di S.Francesco. PATRICA – LA CROCE DI MONTE CACUME –
MONUMENTO AL REDENTORE, diventato il simbolo religioso e civico della
comunità, che conserva anche alcune interessanti chiese; eretta nel 1903
a Patrica e in altri 12 luoghi d’ Italia, fu costruita dalle acciaierie
Terni, alta 14 metri, pesa 44 quintali: testimonial di fede cristiana
voluta dal papa regnante Leone XIII, ciociaro di Carpineto, ricordo di
anni difficili di contrasto tra Stato e Chiesa. POFI– CHIESA DI S.
ANTONINO bell’esempio di stile romanico XI sec. RIPI – CHIESA DI S.
AGOSTINO su progetto dal celebre architetto Giuseppe Subleyras che non
volle alcun pagamento per la sua opera. SGURGOLA – CHIESA DI SANTA MARIA
ASSUNTA probabilmente del IX secolo, anche se completamente rimaneggiata
tanto da non mantenere nulla della sua originaria struttura medioevale;
dietro il campanile del XVII s. STRANGOLAGALLI – CHIESA DI S. MICHELE
ARCANGELO - SUPINO - SANTUARIO DI S. CATALDO – Venerato ogni anno da
migliaia di devoti non solo nella regione ma anche a Taranto, dove si
conserva il corpo del santo, dal cui braccio fu estratta una reliquia
consegnata ai Supinesi nel 1653; la reliquia è custodita in una teca
d’argento a forma di braccio benedicente, posta nell’ insigne Collegiata
di S. Maria Maggiore a Supino; il 5 maggio 2002 una nuova statua del
santo, voluta dai Supinesi all’ estero è partita dal paese per Toronto:
tanta è la devozione verso S. Cataldo! TORRICE - CHIESA DI S. LORENZO,
barocca, importanti alcune opere d’arte: S. Sebastiano martire del
Cavalier d’ Arpino e due dipinti attribuiti al Giorgione da alcuni
esperti, comunque appartenenti alla sua scuola. VALLECORSA – CHIESA DI
S. ANGELO L’ origine risale al VI-VII secolo, legata all’ espansione del
culto di S. Michele ad opera dei Longobardi; l’ attuale struttura risale
al 1624, ricca di opere d’ arte: la statua ligneo di S: Michele della
Scuola napoletana del ‘700, un prezioso polittico di Zucchi, allievo del
Vasari, due tele del ‘700, un interessante capitello longobardo ,
statuette lignee del ‘700 e il portale di T. Gismondi. VILLA S. STEFANO
- CHIESA BAROCCA DI S. MARIA ASSUNTA
Tracce di un antico passato, vari ed abbondanti fossili, lunghe e
profonde grotte carsiche, salutari sorgenti, numerosi sentieri
naturalistici tra boschi e paesaggi panoramici: tutto ciò offrono i
Monti Lepini, la cui etimologia del toponimo “Monti che producono
mattoni” ci riporta ad una antichissima popolazione di origine
orientale. Costituiscono il settore settentrionale della Catena dei
Volsci (che comprende anche gli Ausoni e gli Aurunci) e, orientati
parallelamente alla catena appenninica, si ergono a ridosso della fascia
costiera laziale, delimitati dalla pianura Pontina ad Occidente. Ad
oriente il territorio degrada sulla valle del Sacco, valle fertile,
caratterizzata da leggeri declivi e da terrazze, attraversata dal fiume
Sacco che, scendendo dai Monti Prenestini, percorre la Valle Latina tra
i Monti Ernici ed i Monti Lepini fino alla confluenza destra del fiume
Liri a sud-est di Ceprano; a sud l’ area è delimitata dalla fertile
Valle dell’ Amaseno.
Dei 100 km di
gallerie, meandri, cunicoli, pozzi e sifoni conosciuti nel Lazio, il 35%
è situato nell’ area del Monti Lepini, dei versanti romano e frusinate:
477 grotte con uno sviluppo di ben 33.042 metri, alcune ad andamento
verticale, altro orizzontale, altre doliniformi e ben 43 con presenza di
acqua dolce, corsi d’ acqua permenenti o temporanei, a testimoniare la
ricchezza d’ acqua di questa fascia preappeninica: solo Supino conta 80
grotte e Amaseno 33. Supino è uno degli accessi più frequentati alle
zone in quota dei Lepini per la strada che sale verso La Piana Santa
Serena, altipiano di natura carsica a 1.100 metri sul livello del mare,
facilmente raggiungibile da una strada aperta negli anni Settanta che si
incunea tra i Monti Gemma (1450 m.) e la Malaina (1480 m.). Imponenti
faggi ed acque sorgive, bovini e cavalli allo stato brado, la
transumanza estiva e la misteriosa Grotta della Medusa rappresentano il
fascino di questa zona, esempio locale di “Civiltà delle cese”. A poca
distanza tra enormi distese di castagni si erge il famoso “Monte Cacume”
ricordato da Dante e diventato lo stemma civico del Comune di Patrica:
mille ettari di verde su di un cono calcareo alto 1096 metri, il più
caratteristico dei Monti Lepini che con la sua Croce di 14 metri domina
la Valle del Sacco; qui tra i boschi vegetano alcuni esemplari di un
albero che risale all’ era terziaria, il Taxus baccata, considerato un
fossile vivente e 47 tipi diversi di orchidea. Ovunque domina il verde:
i castagni secolari e il corbezzolo di Giuliano di Roma alle falde di
Monte Siserno e gli olivi di Vallecorsa portati ai limiti possibili
dell’ habitat della pianta, o la bella pineta “Punta la Lenza” di Villa
S. Stefano. Numerosissimi i sentieri naturalistici e forestali.
Il
largo corridoio naturale della Valle del Fiume Sacco da sempre mette in
comunicazione il nord e il sud d’Italia. Non a caso vi corre l’
autostrada A1 e soprattutto l’ area intorno a Frosinone ha conosciuto
una fase di industrializzazione che, se ha portato un momentaneo
sviluppo economico, ha anche impoverito il paesaggio e l’ ambiente, a
scapito delle acque del Sacco un tempo molto ricche di pesce e di ottimi
gamberi di fiumi. Fortunatamente le fertili colline ai lati hanno
mantenuto un buon habitat naturale e presentano ancora molte attrattive:
da Pofi , centro agricolo specializzato nella coltura dei fiori, da
meritarsi il titolo di “S. Remo della Ciociaria” agli altri centri
ricchi di storia e di folclore. Dopo Ceccano nel punto in cui termina la
Catena dei Monti Lepini dopo un ampio varco ha inizio la catena degli
Ausoni e si apre la Valle dell’ Amaseno, il fiume ricordato da Virgilio
nell’ Eneide per l’ episodio del re dei Volsci Metabo e della figlia
Camilla. Tutta questa zona è ricca di sorgenti e fonti grazie alla
conformazione carsica del terreno circostante. nel solo territorio di
Amaseno scaturiscono più di trenta fonti tutte potabili; la più
rinomata, per le proprietà terapeutiche è quella della Salute o degli
Ammalati , detta comunemente Fonte Tonchei , dal nome del medico che per
primo ne sperimentò e rivelò le virtù salutari e curative contro gli
ammalati di renella, calcoli renali, gotta, artritismo ecc e la Fontana
degli Schiavoni. Anche Supino è nota per le sue sorgenti salutari, prima
fra tutte la Fonte Pisciarello, Sgurgola per la Fonte dell’ Acero e le
belle “Cascatelle” sul fiume Sacco, e Strangolagalli per le sorgenti
naturali di “Rio d’ argento”.
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Percorrendo i Monti Lepini nella parte più alta, dove si adagiano
Sgurgola, Morolo, Supino e Patrica, si percepisce ancora la presenza
dell’ uomo con le sue attività agro-pastorali che risalgono agli albori
della civiltà e che sono tipiche di questo comprensorio: una fitta rete
di tratturi di pecore e cavalli e di stazzi: un percorso
antropico-enogastronomico di rara semplicità che si assapora ancora nei
prodotti tipici ( formaggi di pecora, ricotta, carni di capretto,
agnello , pecora, castrato, castagne ed erbe aromatiche di zona che
sostituivano il pepe nella lavorazione degli insaccati) e nei piatti
locali, tipici di una cucina povera agro-pastorale sempre arricchiti con
formaggio pecorino grattugiato (le zuppe con pane raffermo “sotto” e
verdure, le ricche minestre di patate o fagioli o ceci e cicerchie, le
cime di rapa “calate”, le patacche, semplici tagliatelle di farina
integrale; e le carni di maiale o di pecora arrosto o al sugo; la
trippetta, la polenta, gli gnocchi e dolci semplici come le ciambelle
ciociare o il ciambellone scottolato). Nella media Valle del Sacco il
percorso antropico-enogastronomico corre attraverso un’ area collinare
molto fertile, con dolci colline coltivate a vite e olivi, dove la
cucina tramanda da secoli le ricette e i sapori della cultura contadina
e dove i piatti locali diventano più ricchi : gli “abbutticchi” di
Torrice (involtini piccanti di trippa d’agnello al sugo), la “stesa” di
Ripi, le “tagliatelle alla ruspantina” di Pofi, le fettuccine con
“regaglie” di pollo di Ceccano, i “maccaruni cugli feri” e i “mulati” di
Giuliano di Roma, i “cecapreti” di Villa S:Stefano. A sud dell’ area si
apre la celebre Valle dell’ Amaseno che ha dato il nome al centro
urbano, ricco di storia e di monumenti d’ arte. Qui da sempre trova
l’habitat ideale l’ allevamento di bufali, che ancora vanno ad
immergersi nelle acque del fiume; qui accanto alla tipica cucina
ciociara si possono assaporare, oltre che le carni di bafalo, anche i
latticini a base di latte di bufala (le famose mozzarelle, le bufaline,
e le marzoline).
Fonte del testo:INARS Ciociaria col
patrocinio della Provincia di Frosinone - Agriturismociociaria.it 2004 |
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